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DISARMATO E DISARMANTE

Un grido di gioia apre questa domenica: “Rallegratevi, esultate gioite” gioia e letizia perché la salvezza è vicina, questa Domenica di quaresima segna il “centro” del cammino penitenziale in preparazione alla Pasqua; la tradizione della Chiesa l’ha denominata “LAETARE”, dalla prima parola latina dell’antifona d’ingresso, che è un invito alla gioia.

Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l'amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell'abbondanza della vostra consolazione. (Cfr. Is 66,10-11 )



La straordinaria bellezza della parabola evangelica del Padre misericordioso attira oggi tutta l’attenzione. Al centro sta il padre “DISARMATO E DISARMANTE”, ma non dobbiamo trascurare che c’è una seconda figura, quella del figlio e fratello maggiore, che rappresenta il luogo dove andar a cercare il cuore del messaggio che Gesù vuole trasmettere. Dio è un Padre misericordioso, ma proprio per questo vuole che siamo fratelli misericordiosi fra di noi.

La Quaresima richiama ogni volta il significato della riconciliazione: si tratta di una vera trasformazione interiore e non solo di una formalità esteriore provvisoria, si tratta di un cambiamento profondo dentro di noi e non di un semplice aggiustamento momentaneo. Per questo occorre energia nuova, che possiamo solo invocare.

In quanto cristiani, siamo chiamati a portare nel mondo l’energia riconciliante in modo che la vera Pace trove un posto in mezzo a noi.

 

Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore.


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